Contro la secessione, l’alleanza dei “polentoni”
12th January 2008 | 22:57 | Uncategorized
Perché quello che è successo a Napoli non potrebbe succedere a Udine, a Vigevano, ad Abbiategrasso? La domanda posta da Iuri Maria Prado nella sua rubrica su Radio Radicale a mio giudizio va al cuore del problema e mi spinge a intervenire nuovamente su questo tema. Read more…
Supercommissari per le tante spazzature del Sud
8th January 2008 | 22:46 | Uncategorized
The scandal of garbage collecting in Naples shows the failure of the policies of the last decades in the South of Italy, where local politicians have received money and powers without being able to develop their territories and to defend the legal system. The South does not need only a “Supercommissioner” with special authority for the garbage of Naples: political powers should be given back to the central government in all activities infiltrated by the organized crime. But putting under tutorship the Regions of the South, while leaving autonomy to the other Regions, who have demonstrated that they can stand on their own, is impossible without a very strong political coalition. Oggi servirebbero due politiche diverse: al Sud più commissari che riportino al centro i poteri male usati, senza però tagliare i fondi perché senza finanziamenti non può esserci sviluppo; nel resto del Paese più autonomia alle Regioni che hanno dimostrato di sapersi amministrare. Una fase straordinaria, di legalità e di sviluppo, che solo un governo straordinario di grande coalizione può attuare contro gli interessi di buona parte della classe politica meridionale. Se invece non ci si riuscirà, la palla al piede Mezzogiorno condurrà il Paese al declino o alla frammentazione. Read more…
Sei top down o bottom up?
26th November 2007 | 22:33 | Uncategorized
You can stand on the right or on the left of the political circus, but a new dimension is now getting critical. There are people who believe in the political institutions and in the need to improve their functioning in order to control globalisation and others who think that the only useful political activity can be at the local level and that any valid change should come from the bottom. For me it’s obvious that local best practices, national politics, international governance are all necessary. It’s no use to play them one against the other, as if they were different ideologies. But more and more I meet people who are just “top down” or “bottom up”. C’è una distinzione che passa all’interno di tutti gli schieramenti; c’è chi crede che i miglioramenti collettivi debbano provenire dall’alto e chi dal basso. I “top down” sono quelli che credono nelle istituzioni politiche, magari per abbatterle e crearne di nuove. La loro attenzione è soprattutto rivolta al funzionamento delle organizzazioni collettive. I “bottom up” pensano invece che qualsiasi riforma debba provenire dall’esperienza delle comunità locali, o addirittura da un cambiamento profondo della psicologia umana. E’ fin troppo facile affermare che in realtà qualsiasi innovazione importante ha bisogno di entrambe le tendenze. Invece si corre il rischio che la contrapposizione, se accentuata e trasformata in ideologia (e mi sembra che stia avvenendo), diventi materia di confusione e di paralisi. Read more…
Primarie. Mi spiegate per che cosa si vota?
11th October 2007 | 7:52 | Uncategorized
What are we supposed to vote for, in the primary elections of the new Partito democratico? If the event is just the choice of the internal structure and of its leader, I will not vote because I do not belong to this Party; and in any case, if I decided to vote, I would choose Enrico Letta, the most courageous in renovating the programs of the Party. On the other hand, if the electors are called to choose the future candidate of the Centre Left coalition, somebody who might have a chance to beat Silvio Berlusconi, then I will think that going to the polls is my right and my duty; but in that case the only realistic choice would be to vote for Walter Veltroni. Se il voto alle primarie è una scelta di organi interni al Pd non voterò perché non mi riconosco nel nuovo partito e potrei aderirvi solo quando il suo giornale si chiamerà Unità d’Europa. Ma anche se votassi voterei Letta perché mi sembra il più deciso nel rinnovamento dei programmi e la miglior garanzia contro il fattore KK, i residui di cattocomunismo. Se invece si tratta della scelta del futuro leader da opporre Berlusconi, è mio dovere andare a votare e scegliere Veltroni, l’unico che può farcela… Read more…
Mi chiamo Speroni, mio nonno era mugnaio sull’Olona, però…
30th September 2007 | 7:41 | Uncategorized
About the risk of secession in Italy, my family name, the hurried way in which people read articles on the screen… Alcuni commenti al mio precedente post che ho ricevuto sul blog e a voce m’inducono a una precisazione. Anche se la mia famiglia proviene dal cuore della Lombardia, anche se porto lo stesso cognome dell’eurodeputato Francesco, ex segretario di Umberto Bossi, non sono a favore della divisione del Nord dal resto del Paese. Ho solo cercato di descrivere i rischi che il Paese sta correndo e mi sembra che l’escalation dei toni sul tema della secessione giustifichi la mia preoccupazione. Ma chi legge articoli sullo schermo anziché su carta troppo spesso giudica in modo frettoloso. Oggi sul web si usa una lettura “impressionistica”; difficilmente ci si ferma a leggere fino in fondo un articolo, e comunque lo si fa così in fretta che non se ne colgono tutte le implicazioni. Read more…
Se il Belgio si divide l’Italia esplode
23rd September 2007 | 14:05 | Uncategorized
Italy like Belgium? In a recent comment on the Belgian crisis, The Economist wrote: “Sometimes it is right for a country to recognize that a job is done”. States are changing all over Europe, and secessions are not necessarily traumatic as they used to be. See Czechoslovakia. In Italy the North and the South are more and more apart, so a “divorce” becomes possible, even if it’s frightening for most of the population. La possibile secessione del Belgio rende più probabile anche una divisione dell’Italia. Non è una prospettiva auspicabile, anzi, sarebbe un disastro per molte regioni. Ma è tecnicamente più facile, oggi, sotto l’ombrello di Bruxelles e della moneta unica. E la voglia di divorzio potrebbe rafforzarsi anche tra gli imprenditori, perché oggi in economia non è più tanto importante disporre di un mercato unico nazionale, quanto piuttosto rispondere con un governo efficiente alle sfide della globalizzazione e all’aggressivo nazionalismo economico dei nuovi Paesi. Read more…
