Apocalittici e impiegati
29th January 2008 | 9:21 | Uncategorized
Nowadays it’s difficult to find somebody who believes in a revolution that will put an end to the capitalistic system. However, many people think that the actual global system will collapse, because it’s not able to cope with the problems of the 21st century. This apocalyptic scenario is a nightmare and not a dream, because it would mean terrible conditions of life, much worse than today, for billions of people. But the economic, energy and environmental problems are so serious that we cannot take for granted the views of people who tell us that everything is under control. Between apocalypse and unjustified optimism, there is just a narrow road of governance and critical analysis. Nessuna persona di buon senso oggi crede in una rivoluzione che abbatta il sistema capitalistico, ma molti sono convinti che il capitalismo non sia in grado di risolvere i problemi economici, energetici e ambientali del 21° secolo. In realtà un collasso del sistema peggiorerebbe le condizioni di vita di miliardi di persone. D’altra parte, non possiamo accettare in modo acritico le professioni di fede di chi ci dice che tutto è sotto controllo. Insomma, tra l’apocalisse e l’ottimismo ingiustificato c’è una strada stretta fatta di analisi critica e di governance internazionale. Read more…
Proposta: più aiuto internazionale in telelavoro
20th January 2008 | 23:20 | Uncategorized
Why international agencies like the World Bank and the European Union do not apply the telework techniques to many of their missions in the developing countries? In many cases, once the working group has been established, a big part of the project could be carried out without costly trips, expensive in terms of travel allowances and CO2 emissions. The capitals of the new countries have by now adequate connections, but investing in telework structures is not considered a priority by the international donors. C’è un gran viaggiare nei paesi in via di sviluppo di consulenti pagati dalle organizzazioni internazionali. In realtà si tratta di schemi organizzativi in molti casi superati, perché buona parte dello sviluppo dei progetti potrebbe essere portato avanti in telelavoro, risparmiando almeno il 50 per cento dei costi, riducendo i viaggi aerei e le emissioni dannose, e anche assicurando più continuità nei risultati e più responsabilità ai funzionari locali. Le capitali dei paesi nuovi hanno ormai buoni collegamenti, ma le attrezzature di telelavoro non fanno parte delle priorità d’aiuto. Read more…
Supercommissari per le tante spazzature del Sud
8th January 2008 | 22:46 | Uncategorized
The scandal of garbage collecting in Naples shows the failure of the policies of the last decades in the South of Italy, where local politicians have received money and powers without being able to develop their territories and to defend the legal system. The South does not need only a “Supercommissioner” with special authority for the garbage of Naples: political powers should be given back to the central government in all activities infiltrated by the organized crime. But putting under tutorship the Regions of the South, while leaving autonomy to the other Regions, who have demonstrated that they can stand on their own, is impossible without a very strong political coalition. Oggi servirebbero due politiche diverse: al Sud più commissari che riportino al centro i poteri male usati, senza però tagliare i fondi perché senza finanziamenti non può esserci sviluppo; nel resto del Paese più autonomia alle Regioni che hanno dimostrato di sapersi amministrare. Una fase straordinaria, di legalità e di sviluppo, che solo un governo straordinario di grande coalizione può attuare contro gli interessi di buona parte della classe politica meridionale. Se invece non ci si riuscirà, la palla al piede Mezzogiorno condurrà il Paese al declino o alla frammentazione. Read more…
Si può battere il record di Nelly Bly?
6th January 2008 | 23:21 | Uncategorized
On the route of Verne’s Phileas Fogg, in 1889 the American journalist Nelly Bly made a tour around the world in 72 days and wrote a book, now translated into Italian by Luisa Cetti. It is almost impossible to do the same thing today, using public means of tranportation (without planes, of course), because the passenger ships on the long routes have been abolished. But with long trips by train and using a cruiser and a cargo ship, you can circle the world in around 60 days. Leggendo “Il giro del mondo in 72 giorni“, di Nelly Bly, curato in italiano da Luisa Cetti, mi chiedo se il suo record del 1889 può essere battuto, usando come la Bly e come Fogg soltanto mezzi pubblici (aereo escluso). Non è facile, perché sui lunghi percorsi non esistono più le navi passeggeri. Ma usando una nave da crociera, un cargo e lunghi viaggi in treno, dovrebbe essere possibile compiere il periplo in 60 giorni. Read more…
2008: un po’ d’ottimismo, nonostante il degrado
31st December 2007 | 12:17 | Uncategorized
A few thoughts at the end of the year after some optimistic (and surprising, for some people) articles by il Sole 24 Ore. Italy is condemned to an inevitable decay? No. It’s true that the country is losing ground (even if politicians often deny it), but I am with the people who think that we can still invert the trend. To do it we need some faith in our possibilities, a change of the political system, but also the willingness to modify some of our personal attitudes versus the public good. Nessuno che sia in buona fede può negare che il Paese stia vivendo una fase di declino. Lo dicono le statistiche sul Prodotto interno lordo pro capite, sempre più in basso rispetto alla media europea, e molti indicatori sulla qualità dei servizi pubblici. Persino il Censis, che col suo ultimo rapporto ha voluto opporsi al declinismo, è stato costretto ad affidare le sue speranze a minoranze che emergono dalla poltiglia nella quale si è disfatto il Paese. Mi sembra anche innegabile che il declino rischi di trasformarsi in degrado, ma il realismo sullo stato del Paese non significa dare per scontato o crogiolarsi nel fatto che il Paese va alla malora. Bene ha fatto, dunque, il Sole 24 Ore a improntare all’ottimismo i suoi articoli di fine anno. Read more…
Womenomics, le donne al centro dell’economia
23rd December 2007 | 9:49 | Uncategorized
“Women are now the most powerful engine of global growth”, says The Economist. Womenomics are getting more and more important, and Italy is among the European countries where the female employment rate is lower. I had the occasion to work on this topic with a group who has been in charge of preparing the official “Nota Aggiuntiva” on “women, innovation and development”. This document is a specific annex which Minister Emma Bonino this year attached to the Lisbona Report presented to the European Commission, in order to underline the need of a “faster pace” in fostering the quantity and quality of women’s employment. After this interesting experience I wrote an essay in Italian and English for East, Europe and Asia Strategies. Per l’Economist le donne sono oggi il più importante motore dello sviluppo mondiale. E l’Italia è in forte ritardo, tanto da essere al penultimo posto in Europa per tassi di occupazione femminile, soprattutto per la disastrosa situazione del Mezzogiorno. Dopo aver partecipato al gruppo di lavoro che ha redatto la Nota Aggiuntiva voluta dal Ministro Bonino per imporre un “cambio di passo” su questo tema, ho scritto un articolo per East, Europe and Asia Strategies, che potete leggere in italiano e in inglese. Read more…
Riflessioni ferroviarie, dopo l’articolo del NYT
15th December 2007 | 20:08 | Uncategorized
“Italy is in a funk”, wrote the New York Times. In my opinion, something worse is happening, because Italians do not believe any more that the political class, any political class, will be able to solve their problems. Even the small ones, like the dirty toilets in the trains. Incompetence, unefficient or corrupted administration, but also bad behaviour by some citizens combine in a tangle very difficult to solve. La gente non è solo di cattivo umore, come dice il New York Times. E’ molto incazzata perché non vede via d’uscita, non crede più nella classe politica attuale, ma anche nella possibilità di cambiarla. Prendendo spunto da un piccolo e diffuso caso di cattivo funzionamento (i bagni sporchi sui treni) vediamo che cosa si potrebbe fare per far cambiare umore agli Italiani. Read more…
Smash: non ci resta che ridere
10th December 2007 | 9:57 | Uncategorized
The Italian Vips don’t accept humour and are ready to sue the journalists who criticize them. A book about them gives us, at least, a chance to laugh. Lo pseudonimo “Malaligua” nasconde un giornalista economico di lungo corso, che per anni ha annotato nella rubrica “Smash”, sul settimanale finanziario del Sole 24 Ore Plus, i suoi commenti sui personaggi al potere. Il suo libro “Smash – il lato ridicolo del potere economico”, edito da Baldini Castoldi Dalai raccoglie questi aforismi, alcuni dei quali fulminanti: “Agnelli sarà ricordato per la Fiat e la panna montata, De Benedetti per l’Olivetti e la spregiudicatezza, Berlusconi per Mediaset e le colossali balle che racconta. Tronchetti per Afef”. Oppure: Dario Fo testimonial per Romeo Gigli. Edoardo Sanguineti, poeta e comunista, candidato sindaco a Genova. Non è mai troppo tardi per sputtanarsi”. Read more…
Bilal, che fare contro l’immigrazione clandestina?
2nd December 2007 | 23:59 | Uncategorized
“Bilal“, written by the Italian journalist Fabrizio Gatti, is the story of the people who through the Sahara try to come to Europe as illegal immigrants. You cannot read this book without asking yourself what to do against this terrible exploitation of people who are the best among the young generation of their countries. Illegal immigration has to be stopped, and information campaigns are important, specially if organized in the countries from where the migrants start. But we have to find ways to help families and young people to organize a decent living in their local communities. Che fare per fermare l’immigrazione clandestina? Non si può fare a meno di porsi questa domanda dopo aver letto Bilal, il libro del giornalista dell’Espresso Fabrizio Gatti che racconta il suo viaggio sui camion dei trafficanti di carne umana dai Paesi dell’Africa subsahariana attraverso il deserto fino alle coste del Mediterraneo. Anche se l’Africa migliorerà le sue prospettive economiche, come sembra che stia accadendo, il gap con l’Europa almeno per una generazione sarà tale da indurre milioni di giovani a sognare l’avventura. E’ importante comunicare nei Paesi d’origine la realtà di questa traffico, ma è anche importante aiutare a sviluppare attività economiche locali che diano ai giovani una speranza, senza che debbano partire per questa drammatica avventura. Read more…
Sei top down o bottom up?
26th November 2007 | 22:33 | Uncategorized
You can stand on the right or on the left of the political circus, but a new dimension is now getting critical. There are people who believe in the political institutions and in the need to improve their functioning in order to control globalisation and others who think that the only useful political activity can be at the local level and that any valid change should come from the bottom. For me it’s obvious that local best practices, national politics, international governance are all necessary. It’s no use to play them one against the other, as if they were different ideologies. But more and more I meet people who are just “top down” or “bottom up”. C’è una distinzione che passa all’interno di tutti gli schieramenti; c’è chi crede che i miglioramenti collettivi debbano provenire dall’alto e chi dal basso. I “top down” sono quelli che credono nelle istituzioni politiche, magari per abbatterle e crearne di nuove. La loro attenzione è soprattutto rivolta al funzionamento delle organizzazioni collettive. I “bottom up” pensano invece che qualsiasi riforma debba provenire dall’esperienza delle comunità locali, o addirittura da un cambiamento profondo della psicologia umana. E’ fin troppo facile affermare che in realtà qualsiasi innovazione importante ha bisogno di entrambe le tendenze. Invece si corre il rischio che la contrapposizione, se accentuata e trasformata in ideologia (e mi sembra che stia avvenendo), diventi materia di confusione e di paralisi. Read more…
